Non tutte le strade portano a Roma


Ci troviamo davanti ad un bivio. E’ la grande occasione che si presenta al nostro orizzonte. Una di quelle opportunità in cui la scelta può rendersi determinante, confacente ai nostri obiettivi di vita, in modo incredulo, come non è mai successo in passato.


Siamo molto spesso abituati ad accettare l’infruttuosità delle nostre condotte, a presentarci come ottimi previgenti nel dichiarare che ciò che facciamo oggi ci restituirà un nulla di fatto, a proporci bravi precognitori nel sostenere che alla fine tutto rimarrà come prima, e che il fuoco di paglia col quale manifestiamo la nostra speranza di cambiamento non potrà mai trasformarsi in qualcosa di duraturo. Abbiamo sofferto troppo per le nostre scelte, scelte rivolte ad aggiustare il tiro, a ripristinare il baricentro nell’orbita del benessere, della giustizia, dell’uguaglianza sociale, perché non si possa togliere niente a nessuno, perché non si debba sopportare più alcun fremito di dolore, di malessere interiore.

Oggi c’è l’ennesimo dilemma che il passato lo declama con effetto periodico: la chiamata alle urneChi ne ha vissuto a decine, le considera il solito perditempo che nulla di buono ha dato in passato, e nulla darà mai in futuro. E’ un’analisi statistica, purtroppo basata su dati certi, vissuti, e pertanto inconfutabili. E’ un ragionamento per certi versi condivisibile, come è vero che ciò che forgia il sentimento umano è figlia dell’ego, responsabile quest’ultimo dell’indolenza verso gli interessi collettivi.

Gli uomini sono mediamente uguali. Se li consideriamo nella loro rappresentazione di massa sono avidi, senza scrupoli, ciechi nel volgere il loro sguardo laddove c’è sofferenza altrui, purché la sofferenza non tocchi gli affetti familiari, ancorché appena al di là dell’uscio di casa. Presi singolarmente, gli uomini sono docili, remissivi, responsabilmente partecipativi alle decisioni, costretti quindi a rallentare la loro esuberanza emotiva irrazionale, che invece ne è la caratteristica della massa. Ma quando la loro lucidità al singolare li relega al ruolo di inascoltato, matura il momento di rendere complici gli altri della propria iniziativa, a costo di gridare l’aiuto a gran voce, nel tentativo di costruire il nuovo percorso tracciato lungo le strade migliori.
L’aiuto si è elevato da tempo, come manifestazione di un malessere generale che colpisce e ferisce come non mai il nostro orgoglio che reclama da tempo una vita stabile e dignitosa. La nostra voce è diventata un coro unanime che eccheggia in tutto il nostro Paese, in attesa che venga ascoltata da un cuore che assecondi il nostro.

C’è nell’aria qualcosa di nuovo, qualcosa che alita in modo inconsueto e nel contempo rassicurante. E’ un qualcosa che assomiglia al nostro pensiero, come se lo avessimo ceduto ad altri perché questi potessero rendersi portavoce in maniera altisonante delle nostre idee, per far sì che tutti insieme si constatasse la coincidenza dei nostri presupposti, delle nostre intenzioni, delle nostre speranze. Da qui la consapevole potenzialità delle nostre idee a trasformarla in azione determinante.

La nostra Sicilia verte da troppo tempo in un decadimento di valori, in maniera vertiginosa quanto spavalda. Ma se è vero che la Sicilia è nostra, finché ne abbiamo le tutele costituzionali abbiamo il sacrosanto dovere di riappropriarcene, un dovere che discende dalle responsabilità che abbiamo nei confronti dei nostri figli che ci hanno affidato la gestione del loro futuro.

E’ tutto così chiaro, cristallino, tanto da poter finalmente saggiare con adeguata oculatezza le varie correnti politiche che brulicano in questi giorni, che mettono in giro le solite impalcature di espressioni, definizioni, combinazioni di parole in una studiata sequela con l’arcana intenzione di colpire per offuscare la libera cognizione. Ma la coscienza oggi supera l’arte oratoria dei soliti ciarlatani professionisti, sul campo da decenni. 

Oggi tutto combacia, lo status attuale con le passate incurie dei nostri rappresentanti politici. Non c’è alibi, né scuse che possano azzerare le malefatte. C’è solo da cancellare tutta la compagine politica vigente senza alcuna spiegazione ulteriore da dare, senza possibilità di remissione, e soprattutto senza indugiare ancora.

Questo è il momento per prendere l’itinerario giusto, scelto con l’istinto, con l’intuizione, in nome di quella passione che ci rende orgogliosi di essere siciliani, in rispetto all’onorevole qualifica di genitore col dovere di spianare la strada ai propri figli.

Io la mia scelta l’ho fatta, consapevole e determinata. In cuor mio so che è quel che ci vuole per la nostra Sicilia.

Manca tutto il resto. Manca la folgorazione di massa. Manca la prodigiosa globalizzazione del pensiero condiviso.

Ma forse mi sbaglio. Forse sta succedendo adesso.

Il mio Referendum

Oggi mi andava, finalmente, di dedicare alcuni minuti per riflettere sul Referendum 2011 e su cosa di così arcano e poco comprensibile stanno per interrogarci alle prossime urne. Non che siano mancati a tutt’oggi i proclami convincenti, sia da parte degli assertori del SI che di quelli del NO, solo che a sentir parlar loro c’è da dare ragione a tutti. E allora mi sono detto che devo leggere con i miei occhi (anziché con le orecchie) e farmi una personale idea, partendo dal significato delle parole riportare sui testi dei referendum abrogativi, e lasciandomi influenzare solo dalla mia esperienza e dal mio istinto pluridecennale, tanto so già a priori che i signori in giacca e cravatta che proclamano i loro editti sono lì per lasciarci credere che stanno a fare gli interessi della gente, e non certo i propri (ma va’ !).

Così ho semplicemente dato una breve lettura e, magicamente, si è dipanata tutta la foschia che avevo annidata nella mia mente e, d’istinto, mi sono detto: “Adesso so che non diserterò la consultazione referendaria. Andrò con le idee chiare e fornirò le mie espressioni di giudizio.

Ecco quello che farò:

Privatizzazione acqua:  NO. Aspetto che sia data l’opportunità anche ai privati di gestire nel miglior modo possibile il problema idrico. Comunque il bene “acqua” rimarrà sempre una cosa pubblica. Il pubblico ha fatto un buco nell’acqua.

Remunerazione acqua: SI. Non credo sia necessario garantire una remunerazione extra al privato. Occorre semplicemente che la gestione dell’acqua sia oculata e senza sprechi di risorse e di mezzi. Al privato, in libera concorrenza,  questo può bastare.

Nucleare: SI. Credo che i rischi siano troppo elevati e nessuna autorità scientifica potrà garantirci al 100% che saremo esonerati da qualsiasi problematica legata alle scorie radioattive. il problema energia si può risolvere con le fonti energetiche rinnovabili e con il semplice risparmio nel consumo.

Legittimo impedimento: NO. Il procedimento penale delle alte cariche politiche in questione verrebbe semplicemente rimandato in un momento successivo. Il problema della governabilità non è roba da poco, altrimenti il passo successivo sarebbe incoraggiare i colpi di stato e svilire le attribuzioni supreme (da non sottovalutare) dei cittadini chiamati ad eleggere i parlamentari.

Cava dei Mulini

  

 

 

 

E’ sempre bello condividere con gli altri una bella giornata, come quella di domenica scorsa. Il tempo è stato da favola, tutto è andato ok, e anche se a fine giornata la fatica si è fatta sentire, la soddisfazione provata ha ripagato ampiamente lo sforzo fisico.

 

 

A supporto del piacevole ricordo di una bella serata passata tra amici

 

 

Eccoci qua, riuniti questa sera,

accomuntati tutti da una passione vera

per il lavoro e la profonda amicizia

che ci fa dire :”… la vita la propizia !”

E’ stato un anno pieno di tensioni,

ma non sono mancate certo le emozioni

che ci hanno accompagnato nel cammino

qual’è la nostra vita, col suo destino.

Gli squilli dei telefoni rompi..glioni

ci han regalato sbuffi e maledizioni

ma siam sempre stati pronti, come pochi

a far buon viso ai cattivi giochi

E che dire del tizio antipatico

molto rompi e poco diplomatico

a cui vorremmo certo riservare

uno schietto “ma va a cagare !”

Il lavoro, certo, ci nobilita molto

siam sempre pronti a farne, anche troppo

purchè poi arrivi, al momento opportuno

lo stacco di spina, per ciascuno.

Dopo tutte queste considerazioni

noi, poveri cristi, siamo proprio buoni

e ci definiamo compagni di sventura

e che questa cena possa essere una cura.

Nasce, quindi, spontaneamente

quello che si fa strada nella nostra mente

la voglia di brindare su cose serie

in alto i calici, dunque, e buone ferie.


(Lucio – 23 luglio 2009)

Pranzo Modicano

 

 

Pare che ci sia un certo interesse a partecipare al pranzo nella trattoria “A Putia Ro’ Vinu” di Modica, fissato per il 30 novembre. Fino ad ora, conto 5 partecipanti sicuri, 1 in forse, e gli altri 12 non si sono ancora pronunciati.

Vi ricordo che mi piacerebbe avere i consensi per domenica prossima, in modo tale da poter telefonare ad inizio di settimana per la prenotazione.

Mi aspetto una maggiore collaborazione.

Ci si vede questo sabato dal vivo.

Ciao a tutti.

Ricottata a Palazzolo ?

Se Paolo ci formalizza la sua buona intenzione di proporre una sana e robusta colazione domenicale basata su ricotta e quant’altro, forse é la volta buona che domenica prossima si va a Palazzolo (spero tutti insieme) a riassaporare i vecchi sapori di una volta, purtroppo anacronistici, di questi tempi, visti i rotolini e i girovita che pare non ci vogliano abbandonare.

Ad ogni modo, nella vita, poche soddisfazioni, ma all’occorrenza, sappiamo tamponare brillantemente i momenti di sconforto e di vuoto (soprattutto di stomaco).

Meno male che ci pensa (o mi illudo che ci pensi) l’ora di nuoto settimanale ad abbattere qualche grammo di sovrappeso.

Il vostro punto di vista ?